La conquista dell’Autonomia nel 1946

Statuto 2013

Alla fine della II Guerra mondiale (luglio-agosto 1943) la Sicilia fu occupata dagli Alleati (USA e Gran Bretagna, essenzialmente) che la dotarono di un Governo provvisorio di occupazione (l’AMGOT) e che pensarono per qualche tempo di far tornare indipendente la Sicilia. In Sicilia sorse spontaneo un forte movimento indipendentista che cavalcò a lungo questa idea. Gli equilibri internazionali, però fecero propendere per l’idea di restituire la Sicilia all’Italia. Le tensioni separatistiche e comunque il forte autonomismo dei partiti siciliani unitari fecero scegliere per l’idea dell’Autonomia all’interno dell’unità politica dello Stato italiano.

Nel febbraio del 1944 gli Alleati restituivano la Sicilia all’Italia, ma avevano promosso un progetto di autonomia confederale per la Sicilia (il Progetto Vacirca); il mese dopo l’amministrazione italiana veniva riorganizzata alle dipendenze di un Alto Commissario Civile per la Sicilia, che fu scelto nel nome di Musotto, figura semi-indipendentista gradita anche agli alleati. Nel luglio però venne sostituito con il più unitario Aldisio. A dicembre l’Alto Commissario fu assistito da una Consulta regionale, primo abbozzo del rinato Parlamento siciliano; in questa Consulta erano rappresentati tutti i partiti siciliani tranne quello indipendentista, e tutte le categorie produttive.

La Consulta, nel corso del 1945, si comportò come un’Assemblea costituente e adottò un progetto di Statuto autonomo che presentò al Governo italiano.

Nel frattempo la Sicilia stava scivolando nella guerra civile. Il Governo chiudeva con la forza le sedi del partito indipendentista e deportava i suoi massimi esponenti. Gli indipendentisti risposero con la lotta armata.

Nel 1946 si arrivò alla pacificazione, anche dopo serrate trattative. I capi del movimento indipendentista furono liberati e fu fatta una generale amnistia. La lotta armata cessò immediatamente. Il Governo italiano e la Consulta nazionale accettarono senza modifiche quanto i Siciliani stessi avevano scritto: fu siglato un patto di riconciliazione tra Sicilia e Italia.

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Il 15 maggio del 1946 Re Umberto II firmava lo Statuto della Regione siciliana, ancora oggi vigente. Era nata la “Regione Siciliana”.

L’Italia accettava finalmente, almeno sulla Carta Costituzionale, che la Sicilia era una comunità con secoli di storia propria e di autonomia. Nel complesso si determinò una sorta di Regione/Stato confederata all’Italia con una propria Costituzione/Statuto, nel quale riviveva il meglio delle Costituzioni storiche della Sicilia di cui abbiamo detto prima. E questo Statuto, che era anche come un “Trattato” tra Italia e Sicilia, entrava nella Carta fondamentale della Repubblica.

Il potere legislativo fu affidato a un’Assemblea eletta direttamente dai cittadini, con ampi poteri di fare leggi in modo esclusivo o concorrente con lo Stato, come sarà spiegato meglio sotto.

Il potere esecutivo fu dato ad una Giunta regionale di Governo, costituita da un Presidente e da tanti Assessori regionali  (in genere 12), eletti dall’Assemblea.

Il potere giudiziario fu lasciato allo Stato, ma con l’obbligo di tenere in Sicilia tutti i gradi di giudizio e con l’istituzione di una piccola corte costituzionale speciale, l’Alta Corte per la Regione Siciliana.

Il 2 giugno del 1946 i Siciliani partecipavano in massa al referendum con cui nasceva la Repubblica italiana. L’Assemblea Costituente si ritrovò con la Sicilia già autonoma e decise di organizzare lo Stato secondo i principi di Autonomia e Decentramento, dividendo l’Italia in regioni, e accordando a cinque regioni, fra cui appunto la Sicilia, un’autonomia speciale garantita da Legge costituzionale.

Nel 1947 si tennero le prime elezioni regionali e fu eletto il primo Presidente, Giuseppe Alessi. L’Assemblea costituente, prima di sciogliersi, accolse per intero lo Statuto autonomo siciliano come Legge costituzionale della Repubblica, cioè come appendice o parte speciale della Costituzione stessa.

La vita della Regione autonoma era iniziata.

 

Dalla Regione parlamentare a quella presidenziale nel 2001

 

Nel corso della storia lo Statuto è stato poi modificato quattro volte, sempre per iniziativa dell’Assemblea Regionale e poi approvazione da parte del Parlamento dello Stato:

  • nel 1972 la durata della legislatura è stata portata da 4 a 5 anni per renderla uguale a quella di tutte le altre regioni;
  • nel 1989 è stata fatta una piccola modifica che riguardava la prima convocazione dell’Assemblea dopo le elezioni;
  • nel 2001 è stata fatta la modifica piú importante: si è passati dalla Regione parlamentare alla Regione presidenziale, nel senso che non è piú centrale il Parlamento ma il Presidente, come spiegheremo meglio sotto.
  • Nel 2013, infine, il numero dei deputati regionali è stato ridotto da 90 a 70.

La modifica del 2001 è, come abbiamo detto, la piú importante. Il Presidente (che ora si chiama “della Regione”, come nelle altre regioni, e non piú “regionale”) è ora eletto direttamente dai cittadini e non dall’Assemblea. L’Assemblea può solo accettare il Presidente eletto dai cittadini o sfiduciarlo o dimettersi in maggioranza. Ma in tal caso non decade solo il Presidente; decade anche l’Assemblea tutta e si va a nuove elezioni. Questo principio è detto in latino simul stabunt, simul cadent, e significa “Insieme staranno, insieme cadranno”.

La riforma ha poi rafforzato la figura del Presidente che ora nomina e revoca liberamente gli Assessori regionali e non li fa eleggere dall’Assemblea; fra questi è previsto un “Vicepresidente”, che prima era ogni tanto nominato ma non era obbligatorio.

Fra le altre modifiche del 2001 ricordiamo che sono stati introdotti strumenti di democrazia diretta, come i progetti di legge di iniziativa popolare o i referendum regionali.

Nello stesso anno, una grande riforma dello Stato (la cosiddetta riforma federalista) cambiò la stessa Costituzione. Alle Regioni a Statuto ordinario furono dati altri poteri, che vengono automaticamente estesi anche alla Sicilia. La Sicilia ha mantenuto, dove piú favorevoli, i poteri che aveva con il suo Statuto, ma ne ha aggiunto di nuovi.

Nonostante tutto ciò, però, una gran parte dello Statuto attende ancora dopo tanti anni la sua attuazione.

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