La Costituzione del 1848

Costituzione 1848

I Siciliani non accettarono mai questo sopruso se non con la forza, e questo nonostante il fatto che il Regno delle Due Sicilie restò sempre l’unione politica di due stati che restarono distinti in tutto, fuorché nelle leggi civili e penali, nelle forze armate e negli esteri. I Luogotenenti erano veri e propri Capi di un Governo siciliano autonomo, spesso fatto tutto di siciliani e a Napoli era tenuto un Ministero a parte per gli Affari siciliani.

Iniziò così il Risorgimento siciliano, che fu tutto all’insegna dell’Autonomia e dell’Indipendenza, prima ancora che dell’Italia, concetto che entrava solo lentamente nelle coscienze dei Siciliani. Solo nel 1810 il Parlamento di Sicilia aveva proclamato l’italiano “lingua ufficiale” del Regno di Sicilia al posto del latino, dopo tre secoli circa di lenta penetrazione del “toscano” che aveva portato ad una situazione di trilinguismo (anche nell’uso dell’amministrazione) fra latino, siciliano e italiano.

Nel 1820 una Rivolta indipendentista tolse piú dei due terzi del territorio siciliano al governo di Napoli, proclamò la restaurazione della Costituzione del 1812 e l’indipendenza della Sicilia. Il Governo di Napoli fece disarmare i rivoltosi con la promessa di ampia Autonomia; ma dopo che tornarono a controllare la Sicilia la promessa non fu mantenuta.

Dopo tante congiure e rivolte, nel 1837 un’altra rivoluzione indipendentista fu schiacciata con la forza. Da allora il Governo di Napoli prese a togliere a poco a poco l’Autonomia amministrativa che aveva ancora la Sicilia e ad accentrare sempre più poteri al centro mentre li toglieva alla Luogotenenza.

Di nuovo nel 1848, questa volta per un anno e mezzo, i Siciliani si ribellarono e tennero testa al Governo borbonico che fu scacciato dall’Isola (tranne la cittadella fortificata di Messina). Fu restaurato il Regno di Sicilia, ma questa volta l’idea dell’italianità della Sicilia aveva fatto breccia. I Siciliani del 1848, per la prima volta nella storia, si consideravano di nazionalità italiana, e non più siciliana, come sempre era stato. Ma tutto quello che volevano dall’Italia era di costruire una Lega Italica, cioè una Confederazione di Stati indipendenti, fra i quali ci sarebbe dovuta essere anche la Sicilia. L’art. 2, infatti, recitava: «La Sicilia sarà sempre Stato indipendente».

Ricostruirono come poterono il Parlamento, secondo la Costituzione del 1812, con le sue due camere e un governo provvisorio, che affidarono a Ruggero Settimo, “Presidente” del Regno di Sicilia in attesa di nominare un re. Il Parlamento del 1848 diede alla Sicilia una nuova Costituzione, questa volta chiamata Statuto del Regno di Sicilia, apertamente democratica, ma che non mancava di richiamare quella antica del 1812.

La Costituzione del 1848 era per molte cose moderna come l’attuale costituzione repubblicana del 1947, certamente molto di più di tante costituzioni di quel tempo, compresa quella del Regno di Sardegna, quello Statuto Albertino che avrebbe regolato la vita dell’Italia unita fino alla Repubblica.

Questa volta il Parlamento era fatto da una Camera dei Deputati e una Camera dei Senatori, entrambe elettive.

I Deputati erano eletti direttamente dai cittadini maggiori di 21 anni non analfabeti, ma per essere deputato era necessario avere 25 anni. Non c’era più alcun requisito di reddito per votare, ma per essere eletti restava quello minimo delle 18 onze annuali (ma se si era di un certo livello culturale non era richiesto neanche questo). Erano elettori solo i cittadini maschi, ma questa limitazione non era nello Statuto, che apriva a tutti i cittadini, quindi implicitamente pure alle donne, ma solo nella legge elettorale, per antica tradizione. In questa costituzione modernissima per dare il voto alle donne non sarebbe stato neanche necessario modificarla ma fare solo una legge ordinaria.

I Senatori, invece, erano eletti dai Comuni e dai Distretti, cioè i Consorzi di Comuni, dovevano avere una certa qualificazione culturale o professionale o 200 onze di rendita annua e avere almeno 35 anni; duravano in carica 6 anni, e si sarebbero dovuti rinnovare un terzo ogni due anni. Come nel 1812, solo alla Camera dei Comuni spettava di approvare il bilancio e dare la fiducia al Governo.

Tutti gli organi pubblici, persino il re e i ministri, fuori dall’esercizio delle loro funzioni, erano soggetti alla giustizia comune. La Costituzione era “rigida”: si poteva modificare solo con la maggioranza dei due terzi e in tal caso decadeva pure il Parlamento. Era istituita un’autorità per la salute, l’istruzione pubblica era gratuita, ai Comuni era data la piena autonomia municipale e tutte le libertà e i diritti furono garantiti. Così recitava un famoso articolo dello Statuto: «Tutto ciò che non è proibito dalla legge, è permesso». Era insomma una Costituzione modernissima, l’ultimo contributo alla storia dell’umanità che, prima di sparire per sempre, volle dare lo Stato indipendente di Sicilia.

STATUTO FONDAMENTALE DEL REGNO DI SICILIA

Bandiera_dello_Stato_della_Sicilia_(28.04.1848_-_15.05.1849)