IL PONTE IMMAGINARIO E L’ISOLA REALE!

Di: Rino Piscitello - Portavoce di Sicilia Nazione - il: 17-10-2016

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Tutti sappiamo che fanno per finta e che nessuno vuole fare davvero un ponte sullo stretto.

Tantomeno lo vuole fare Renzi che lo ha inserito tra le promesse da fare per convincere i siciliani a votare sì a un referendum che con il ponte non c’entra nulla.

E allora perché ne parliamo, adesso che sul ponte è caduto di nuovo un cono d’ombra?

Ne parliamo perché i politici italiani hanno sempre trattato la Sicilia allo stesso modo del quale parlano del ponte.

Il ponte come metafora. Metafora della distanza tra i sogni e la realtà. Metafora della differenza tra la politica e la demagogia.

Se volessero davvero parlare del ponte, dovrebbero affrontare il problema in termini di democrazia, di convenienza e di regole, e invece parlano sempre e solo di un’unità nazionale che non hanno mai applicato alla nostra isola.

Noi non amiamo l’idea di un ponte tra l’Italia e la Sicilia. Non la amiamo perché il nostro senso di insularità la respinge e perché non sopportiamo di parlare di una continua finzione.

Siamo però disposti a confrontarci con chiunque voglia affrontare con serietà il problema, e se ne dovessimo davvero parlare cominceremmo (a dimostrazione che non abbiamo preconcetti) prima di tutto a sgombrare il campo da due argomenti errati che vengono utilizzati proprio da una componente del fronte contrario all’opera.

Il primo argomento è quello della mafia, ossia il fatto che l’opera costituirebbe un grande investimento per la criminalità mafiosa che controllerebbe gli appalti. Chi lo sostiene è un vero nemico della nostra terra perché con quest’argomento nell’isola non sarebbe dovuta nascere alcuna infrastruttura e i siciliani sarebbero stati condannati per sempre al sottosviluppo. La mafia esiste ormai in tutte le regioni italiane (Expo docet) e uno Stato degno di questo nome la contrasta e non si arrende.

Il secondo argomento dei contrari senza riflettere è quello di chi sostiene che “ben altro servirebbe alla nostra isola”. Viene spontanea una domanda. Se si realizzasse il “ben altro” (strade, autostrade, ferrovie, scuole, ospedali) sareste favorevoli al ponte? E soprattutto, chi vi ha detto che, in alternativa al ponte, queste infrastrutture saranno realizzate?

Le nostre ragioni di contrarietà resterebbero invece intatte, anche se ci promettessero la contemporanea realizzazione del “ben altro”.

Vi è poi un altro argomento del quale non è serio parlare in un dibattito politico, ed è quello di tipo ingegneristico e geologico. Questioni scientifiche sulle quali è bene fare confrontare gli scienziati competenti, adottando come unico criterio il principio di precauzione a fronte di obiezioni rilevanti da parte di pezzi consistenti della comunità scientifica.

Le domande e le richieste che invece vorremmo porre, se quei politici italiani da operetta (e qualche loro servo siciliano) facessero sul serio, sono altre.

Le prime tre sono importantissime, ma la quarta lo è ancora di più:

  1. Pensate davvero di poter parlare della costruzione di un collegamento permanente tra un’isola e il continente senza interpellare i cittadini dell’isola? Democrazia vuol dire consegnare ai siciliani attraverso un referendum la scelta di collegarsi per sempre e in modo stabile a uno Stato che li ha sempre trattati come cittadini di serie B. Non escludiamo che questi possano essere d’accordo; escludiamo però che possano non essere parte della decisione.

  2. Quale convenienza reale avrebbero i siciliani dalla costruzione del ponte? La mobilità delle persone dalla Sicilia al continente non passa ormai dal traffico automobilistico e ferroviario, ma in grandissima parte attraverso il traffico aereo. E’ cosa evidente, naturale e ormai non modificabile. Il vero ponte sarebbe garantire la continuità territoriale agevolando prezzi e condizioni del traffico aereo.

  3. Quale convenienza avrebbero le merci siciliane dalla realizzazione del ponte? Secondo tutti gli studi, le tariffe di pedaggio del ponte sarebbero molto più alte di quelle del traghettamento e con tempi di attraversamento sostanzialmente non molto differenti. Perché le nostre merci dovrebbero allora scegliere la via di un costosissimo attraversamento permanente, anziché il traghettamento o il più conveniente trasporto via mare (peraltro non sostituibile per tutte le rinfuse solide e liquide).

  4. E poi la domanda più importante di tutte. Prima di proporre l’opera avete compiuto tutti i passi necessari con l’Unione Europea affinché il ponte non diventi un danno gravissimo sul piano economico e infrastrutturale per la Sicilia? Ossia che non vengano perse per sempre le provvidenze che l’Unione Europea prevede per i territori insulari? L’articolo 174 del Trattato di funzionamento dell’Unione Europea recita: “Per promuovere uno sviluppo armonioso dell’insieme dell’Unione, questa sviluppa e prosegue la propria azione intesa a realizzare il rafforzamento della sua coesione economica, sociale e territoriale. In particolare l’Unione mira a ridurre il divario tra i livelli di sviluppo delle varie regioni ed il ritardo delle regioni meno favorite. Tra le regioni interessate, un’attenzione particolare è rivolta alle ……… regioni insulari”. L’articolo 175 aggiunge: “L’Unione appoggia questa realizzazione anche con l’azione che essa svolge attraverso fondi a finalità strutturale (Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia, sezione “orientamento”, Fondo sociale europeo, Fondo europeo di sviluppo regionale), la Banca europea per gli investimenti e gli altri strumenti finanziari esistenti”. I due articoli sono chiarissimi. Se sei un’isola, ricevi più fondi dall’Europa. E verosimilmente queste provvidenze cresceranno nei prossimi anni, soprattutto se l’Italia, che ha la maggiore popolazione in Europa che vive in territori insulari, farà sentire la propria voce.

    Diventiamo meno isola se il ponte viene costruito? Sembra davvero assurdo, ma sulla base delle regole europee è proprio così.

    La definizione di isola della quale l’Europa tiene conto è quella dell’Eurostat che riportiamo di seguito:

    “un’isola è qualsiasi territorio che soddisfi i seguenti cinque criteri:

    1) avere una superficie minima di 1 km quadrato,

    2) essere ubicato ad almeno 1 km di distanza dal continente,

    3) avere almeno 50 residenti permanenti,

    4) non disporre di un collegamento fisico permanente con il continente,

    5) non avere sul proprio territorio la capitale di uno Stato membro dell’UE”.

    Com’è chiarissimo dal punto 4, il ponte ci farebbe perdere, senza dubbio alcuno, i requisiti che un‘isola deve avere in Europa per essere considerata tale.

    E’ evidente che i requisiti possono cambiare (e vi è ad esempio un dibattito per eliminare l’ultimo di questi), ma è chiaro allo stesso tempo che, se non si modifica il punto 4, il ponte procurerebbe alla Sicilia la perdita dei vantaggi derivanti dall’insularità e quindi determinerebbe un danno irreversibile.

    Qualcuno nel governo italiano, prima di parlare incautamente di ponte, ha verificato le disponibilità europee a modificare normativa e definizioni sull’insularità? Siamo certi di no e pensiamo che nessuno lo abbia fatto per due ragioni. La prima è perché immaginiamo che non si siano neanche accorti della questione; la seconda è perché fanno per finta e il ponte non intendono costruirlo davvero.

Non abbiamo un approccio ideologico sulla questione del ponte. Siamo contrari, ma come su qualsiasi altra cosa siamo ben disposti a discutere con chi non la pensa come noi.

Dall’altra parte pretendiamo però un approccio altrettanto non ideologico e quindi almeno la disponibilità a dare risposta alle domande poste.

Altrimenti si tratta di una finzione.

E di finzioni ne abbiamo viste tante, se è vero che già in un dispaccio datato 15 maggio 1864, si leggeva: «Corre voce che la società delle Ferrovie V. E. sia per intraprendere i lavori di un gigantesco ponte sullo Stretto di Messina».

La voce continua a correre, ma è solo un pettegolezzo interessato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2 risposte a “IL PONTE IMMAGINARIO E L’ISOLA REALE!”

  1. Guardi io amo il senso dell’insularità, ma riconosco anche l’importanza di una infrastruttura utile che trascinerebbe molto lavoro e farebbe da volano per altre piccole infrastrutture mancanti.Non riesco proprio a comprendere la confusione tra l’amore per la propria terra con i suoi valori in contrasto con l’efficienza di una infrastruttura come quella del Ponte che farebbe anche da notevole richiamo per il turismo.
    https://vincenzocacopardo.blogspot.it/2015/11/per-il-ponte-sullo-strettoil-perenne.html

    • Rino Piscitello - Portavoce di Sicilia Nazione scrive:

      Credo che bisognerebbe rispondere all’obiezione della perdita dei fondi europei connessi all’insularità di cui parlo diffusamente nel post.

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