Sicilia del futuro: meno popolazione e più vecchia.

Di: Giuseppe Attilio Laudani - il: 24-03-2016

In economia, tra i parametri di valutazione della qualità della vita di una società ci sono la speranza di vita della sua popolazione insieme al suo PIL pro-capite. Sotto quest’ultimo parametro il reddito pro-capite in Sicilia resta indietro nel confronto con il reddito pro-capite di un abitante del Nord Italia o con quello medio di un italiano. Il reddito medio di un siciliano costituisce il 53,2% del reddito medio di un cittadino del Nord Italia e il 64,2% del reddito medio di un italiano. Sotto l’aspetto della speranza di vita, e degli indicatori demografici in generale, le statistiche mostrano un divario strutturale e negativo per la Sicilia rispetto al Nord oggi ed in futuro. Come riportato nei grafici sotto, le previsioni demografiche fino al 2065 dell’ISTAT mostrano chiaramente gli scenari prospettati per la società siciliana: una popolazione in diminuzione, con un’età media in aumento e sempre più dipendente su una sempre minore fetta della popolazione attiva.

Motiviamo la nostra affermazione esaminando più in dettaglio i diversi indicatori dei grafici sottostanti:

schema statistico popolazione

 

Nel primo grafico si può notare che nel 2065 la popolazione italiana aumenta dell’1,1% rispetto alla popolazione del 2011, quella del Nord aumenta dell’11,9%, mentre quella siciliana diminuisce del 18,4%. Il secondo grafico evidenzia una popolazione sempre più in invecchiamento sia al Nord che in Sicilia come in tutta Italia. Si rileva comunque un fatto importante: mentre nel 2011 la popolazione siciliana ha un’ètà media inferiore a quella italiana o a quella del Nord, intorno al 2030 si ha un punto di svolta: l’età media della popolazione in Sicilia supera quella del Nord Italia e quella italiana. La futura società siciliana si prevedere essere sempre più vecchia e quindi meno produttiva nel confronto con il Nord.

Se, come mostrato nei grafici successivi, la speranza di vita alla nascita in Sicilia è inferiore e cresce meno che al Nord, allora ne consegue che l’invecchiamento della popolazione è dovuto ad un mancato “turnover” naturale e/o migratorio positivo netto. Quindi una delle seguenti ipotesi è verosimile: si fanno meno figli rispetto alle persone che muoiono o sempre più giovani emigrano (al netto) dalla Sicilia. Entrambi i fatti sono conseguenze di carattere economico.

Il terzo grafico mostra ancora un confronto negativo per la Sicilia rispetto al Nord: il numero di figli per donna in Sicilia è più basso che per una donna del Nord sia oggi che nelle previsioni al 2065. Sembra evidente che anche questo dato è da correlare alle condizioni economiche delle famiglie: una coppia si esime dal procreare a causa delle difficoltà nel sostenere i costi di mantenimento e di crescita di un figlio.

Nel quarto grafico si nota l’arrivo al primo parto di una madre in Sicilia ad un’età inferiore che al Nord o alla media italiana. Tralasciando le cause di natura culturale, economica o di altro genere, sotto l’aspetto prettamente “numerico” è l’unico dato positivo per la Sicilia nelle previsioni ISTAT 2011-2065.

Nei grafici numero 5 e 6 si vede che la speranza di vita per un bambino maschio o femmina nato in Sicilia è inferiore alla media italiana e del Nord Italia. Non si ha convergenza verso un valore comune da oggi al 2065. Sembra evidente correlare anche tale dato con le differenti condizioni di ricchezza tra Nord e Sicilia.

Gli ultimi tre grafici mostrano tre parametri chiamati indice di dipendenza, indice di dipendenza degli anziani e indice di vecchiaia. Essi indicano rispettivamente quanta popolazione inattiva (popolazione di età inferiore ai 15 anni o superiore ai 64 anni) dipende dalla popolazione attiva (popolazione con età tra i 15 e i 64 anni), quanta popolazione “anziana” (popolazione di età maggiore di 64 anni) dipende dalla popolazione attiva e qual è il rapporto tra “anziani” e giovani di età inferiore ai 15 anni.

Riguardo all’indice di dipendenza si nota che il tasso di dipendenza della Sicilia supera quello medio italiano e quello del Nord intorno al 2045, ciò significa un fardello sempre più pesante degli inattivi sulla popolazione attiva, con conseguenze di natura economica, di protezione sociale, ecc. per la popolazione isolana. L’aspetto più importante da sottolineare è che ancora una volta si ha un punto di svolta tra Sicilia e Nord. Mentre ad oggi l’indice di dipendenza è meno favorevole (numericamente più alto) al Nord che in Sicilia, intorno al 2045 l’indice di dipendenza della Sicilia supera quello del Nord. Le cause di tale fenomeno possono essere diverse, ma è evidente che anche in questo caso ci sono delle influenze di carattere economico.

Ciò è anche testimoniato negli ultimi due grafici. Ancora una volta intorno all’anno 2045 la quota di popolazione “anziana” che pesa sulla parte di popolazione attiva in Sicilia supera la corrispondente quota al Nord e il rapporto tra la componente “anziana” su quella “giovanile” supera il corrispondente rapporto nel caso del Nord o dell’Italia intera.

Queste ultime tre previsioni non fanno di certo presagire scenari incoraggianti per il futuro della nostra Isola. Non ci sono dubbi che tali previsioni abbiano senz’altro un minimo comune multiplo nelle diverse condizioni economiche delle due ripartizioni territoriali.

Se c’è una valutazione che discende da questi dati è che un celere cambio di rotta dell’attuale classe dirigente e delle sue politiche è sempre più una condizione assolutamente necessaria ed improcrastinabile.

Se c’è una via per lo sviluppo economico e sociale della Sicilia, non è di certo quella tracciata dall’attuale classe dirigente.

Ci sono oramai ragioni fondamentali per credere che le istituzioni anti-autonomistiche attuali hanno portato la Sicilia al fallimento, a vegetare nella miseria, senza visione per le future generazioni. Queste previsioni ne sono la prova.

Il futuro della Sicilia, se non si vogliono considerare inevitabili queste tabelle, non può che passare per la sua autodeterminazione, o quantomeno per il servirsi del tutto della sua autonomia finanziaria e non solo.

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