SICILIA: L’INDIPENDENZA CONVIENE!

Di: Rino Piscitello - Portavoce di Sicilia Nazione - il: 12-05-2015

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Le previsioni di crescita della piccola nazione maltese per gli anni 2015 e 2016 viaggiano sopra il +7%. Per gli stessi anni le previsioni per l’economia siciliana prevedono una crescita inferiore all’1%.

Come può essere possibile considerato che Malta è priva di risorse naturali e la Sicilia invece ne ha in abbondanza?

La vera differenza è nel sistema fiscale leggerissimo che Malta si è data. Sistema consentito anche dall’Unione Europea in considerazione del fatto che l’isola è indipendente e non è quindi parte di uno Stato più grande.

Con l’utilizzo della leva fiscale, Malta riesce a portare nel suo territorio le sedi di molte grandi imprese europee e internazionali, ad attrarre investimenti, a diventare centro portuale e commerciale d’importanza internazionale, a creare un polo turistico d’eccellenza, a diventare il luogo di registrazione di centinaia d’imbarcazioni di lusso, a essere approdo di trasferimenti di residenza di aziende e di persone benestanti, e così via.

Ne derivano un’economia che tira, una disoccupazione in forte calo e un aumento del reddito medio.

La Sicilia ha condizioni di partenza infinitamente migliori di quella maltesi. Eppure non è in grado di trarne profitto per almeno due ragioni:

  • Lo Stato italiano ha sempre utilizzato la Sicilia come luogo da sfruttare e non ha mai ritenuto di valorizzarne le risorse, né di attuare lo Statuto speciale che avrebbe consentito margini di reale autonomia.
  • Il sistema fiscale non è modificabile poiché l’Unione Europea non consente fiscalità differenziate in diverse parti del territorio di un singolo Stato e le stesse blande e temporanee fiscalità di sviluppo previste per territori svantaggiati non sono mai state chieste alla UE con la necessaria determinazione.

Le condizioni drammatiche nelle quali vive la nostra isola, ossia disoccupazione elevatissima, specie giovanile, livello di reddito largamente inferiore alla media italiana, tasso di crescita quasi negativo, sviluppo economico inesistente, rete viaria e infrastrutturale assolutamente inadeguata, sono quindi tutte riconducibili al legame istituzionale con lo Stato italiano.

Pensate cosa potrebbe diventare la nostra isola con un sistema fiscale leggerissimo come quello maltese e con le risorse che possediamo.

Potremmo attrarre investimenti da tutto il pianeta e diventare il paradiso del turismo e della cultura.

Purtroppo la classe politica locale e anche tanti siciliani si sono fatti convincere dalla gigantesca menzogna nordista secondo la quale la Sicilia vive grazie ai trasferimenti di risorse dello Stato italiano e senza di questi sarebbe alla miseria.

La verità, risaputa da chiunque abbia un minimo di conoscenze economiche e di bilancio, è invece che la Sicilia dà all’Italia molto più di quello che riceve.

La richiesta d’indipendenza non è più quindi una vecchia e desueta rivendicazione ideologica; è invece un’indispensabile e moderna richiesta di sopravvivenza e di sviluppo dell’isola.

L’11 maggio del 1860 sbarcava a Marsala Giuseppe Garibaldi. Sono passati 155 anni. Chi scrive non concorda con la retorica risorgimentale su quei fatti e ritiene che non sia stato un avvenimento positivo per la Sicilia. Ma ritiene anche che la riflessione vada ormai affidata agli storici.

Parlare d’indipendenza della Sicilia oggi non vuol dire parlare di Garibaldi, bensì di come potrebbe essere ricca e sviluppata la nostra meravigliosa isola.

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