SICILIA: Università di serie B. L’Italia ci ruba talenti e finanziamenti

Di: Giuseppe Attilio Laudani - il: 16-03-2016

 

Il ruolo di primo piano rivestito dalla formazione universitaria nel costruire la futura classe dirigente di una società è così manifesto, che appare inutile sottolinearne l’importanza.

Limitandoci alle sole conseguenze economiche, appare sempre più evidente il ruolo fondamentale dell’università nel promuovere le condizioni per una crescita economica di lungo termine.

In suo articolo di qualche anno fa il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz affermava:

“La nostra economia fa sempre più affidamento alle industrie legate alla conoscenza.”

Ciò vale non solo per l’economia americana, ma anche per quella italiana e siciliana.

Qual è lo scenario politico-universitario italiano?

La politica sull’istruzione universitaria è, per i suoi aspetti fondamentali, di competenza del governo italiano. Qual è dunque l’indirizzo in tal senso dell’attuale governo?

Senza ombra di dubbio, e lo dimostrano i dati estratti dall’approfondito studio della Fondazione RES, curato dal prof. G. Viesti, e dal rapporto SVIMEZ, si può senz’altro affermare che la visione dell’attuale classe politica italiana è distorta e incline a creare un divario sempre più ampio tra università del nord ed università del sud.

Ancor peggio tra quelle del Nord e quelle siciliane.

Si riportano nella tabella seguente alcuni dati del confronto statistico tra Centro-Nord e Sud con focus sulla Sicilia, relativo all’istruzione cosiddetta di terzo livello:

 

Università

Dalla tabella emergono importanti considerazioni:

Il numero di immatricolati negli atenei siciliani diminuisce tra gli anni accademici 2007-2008 e 2013-2014 del 21,9%, quasi tre volte più velocemente che al nord. Il numero di studenti siciliani che scelgono di “studiare fuori” pressoché raddoppia negli stessi anni.

Come sottolineato dagli autori dello studio, la mobilità studentesca è di per sé un fatto positivo, il problema è che questa mobilità è a senso unico, da sud, e soprattutto Sicilia, verso Nord, come testimoniato difatti dall’elevato “disavanzo” nel saldo della mobilità.

La Sicilia è quindi “esportatrice” netta di talenti a beneficio prevalentemente del Nord.

Le cause sono tante, e tra quelle incriminate c’è anche la carenza dei trasporti per cui uno studente siciliano potrebbe preferire volare a costi molto contenuti da Palermo o Catania verso moltissime destinazioni del Centro-Nord, piuttosto che raggiungere in maniera più complessa uno degli atenei dell’Isola.

Sulla stessa falsariga sono poi i dati sui docenti, gli studenti per docente e i fondi pubblici destinati alle università siciliane.

Le Isole sono infatti le uniche a veder ridotto tra il 2000 ed il 2012 il proprio organico docenti.

Anche il Sud continentale paga, nonostante la crescita nelle assunzioni dei docenti, in termini di condizioni di studio degli studenti. Infatti, Sud e Sicilia risultano le ripartizioni con il più elevato numero di studenti per docente. Oltre 30 studenti per docente per la Sicilia ed addirittura 36 studenti per docente nel Sud continentale.

Infine i fondi (pubblici) che lo stato destina all’università che diminuiscono in tutta Italia, ma che toccano cifre allarmanti per le Isole.

Difronte ad una diminuzione del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) del 4.3% per il Nord, le isole subiscono una diminuzione quasi cinque volte maggiore intorno al 20.8%. Per rendere l’idea, tra gli atenei di Catania, Palermo e Messina la riduzione dell’FFO operata dal governo italiano tra il 2008 ed il 2015 è come se avesse cancellato l’università di Messina.

Come documentato dallo studio, l’orientamento del governo italiano di destinare una sempre maggiore parte dell’FFO (25% nel 2015) in base ad una “quota di premialità” rischia di rivelarsi ancora più dannosa per il Mezzogiorno e la Sicilia a causa di distorsioni presenti nei meccanismi di attribuzione dei “punti organico” attribuiti in misura maggiore agli atenei in grado di trovare maggiori sponsorizzazioni o di altri indicatori impropri di “merito” quali ad esempio il numero di studenti in programmi Erasmus all’estero, che dipende largamente dal livello di reddito delle famiglie. Si determina quindi una situazione che amplifica le difficoltà del contesto economico svantaggiato nel quale si trovano le università meridionali e siciliane.

Nel rapporto sono riportati numerosi altri dati, nella stragrande maggioranza dei casi non favorevoli al Sud e alla Sicilia.

Noi preferiamo concludere qui dicendo che, come sostenuto dagli autori, l’indirizzo della politica portata avanti dal governo italiano ha creato una dualità tra università di “serie A” localizzate nel Nord, e università di “serie B” localizzate nel Sud che offriranno soltanto didattica di base, senza corsi e ricerca avanzati.

E la Sicilia, nonostante le sue eccellenze in ambito scientifico ed umanistico, viene relegata ancora negli ultimi posti, da una classe dirigente senza visione non solo nello scenario italiano, ma anche in quello europeo.

E questo è tra le cause principali di un nuovo esodo di un’intera generazione di giovani siciliani verso il Nord Italia e verso il resto d’Europa. Una generazione che rischiamo di non veder tornare. I nostri migliori talenti sequestrati da una politica che non può che essere definita colonialista.

 

 

Giuseppe Attilio Laudani

 

Parliamo di Spunti | 1 Commento »

Una risposta a “SICILIA: Università di serie B. L’Italia ci ruba talenti e finanziamenti”

  1. ma c’è anche l’università in sicilia?
    mi informo!

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