Storia di uno strano accordo tra il governo Crocetta e le ferrovie.

Di: Giuseppe Vicari - il: 14-01-2016

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di Beppe Vicari

pubblicato su:www.LaNazioneSiciliana.eu

A Palermo lo scorso 30 dicembre, è stato siglato, il contratto di servizio tra la Regione Siciliana e Trenitalia. Firmatari, per la Regione Siciliana, il direttore del Dipartimento Infrastrutture Mobilità e Trasporti Fulvio Bellomo e, per Trenitalia S.p.A., il direttore della Divisione Passeggeri Regionale, Orazio Iacono.

Si comincia con un mistero. Non si tratta del “Contratto” vero e proprio;  infatti quello firmato  avrà durata soltanto biennale e un valore complessivo di 223 milioni e sarà propedeutico al vero contratto che avrà la durata decennale 2017-2026.

Il contratto-ponte (sulla carta)  è imperniato su principi di sviluppo dei servizi ferroviari destinati ai pendolari in una logica europea: interscambio nelle aree urbane, frequenza nelle aree suburbane e velocità per i servizi extraurbani, incremento e innalzamento degli standard qualitativi del servizio con obiettivi definiti e, infine, un piano che consenta di riqualificare i collegamenti migliorando le connessioni e realizzando l’integrazione dei trasporti tra ferro e gomma.

Questo sulla carta e sul sito di Trenitalia. Temiamo che la realtà sarà molto diversa; di certo si prevede un esborso a carico dei siciliani di svariati milioni di euro contro un piccolissimo impegno economico da parte di Trenitalia.

Si, avete letto bene, per avere i treni circolanti sui binari siciliani si deve pagare il monopolista “di fatto” del trasporto ferroviario e alle condizioni che più gli aggrada.

La Regione Siciliana, “competente in materia di programmazione e finanziamento del servizio”, corrisponderà a Trenitalia 111,5 milioni di euro all’anno, a fronte di una produzione di 9,5 milioni di km-treno.

In pratica ogni chilometro percorso in Sicilia nella rete ferroviaria dai treni viene pagato a Trenitalia, dai siciliani, 11,7 € che, ad occhio e croce, appaiono eccessivi indipendentemente dal servizio offerto.

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Si tenga presente che la rete ferroviaria siciliana è interamente classificata da RFI come linea complementare. Si estende per complessivi 1.378 km (di cui solo 178 a doppio binario) con 63 stazioni principali. Sui 1.200 chilometri di linee a binario unico, quelle “elettrificate” sono solo 800 km. Le linee elettrificate sono quindi divise in 178 km a doppio binario e 622 km a binario unico. Le linee non elettrificate (diesel) si estendono per 578 km. In termini d’innovazione, i “Sistemi di telecomando della circolazione” per il supporto alla guida coprono solamente 587 km.

L’intesa non prevede solo la copertura dei costi di esercizio, ma anche la copertura d’investimenti in conto capitale.

I siciliani vogliono dei treni nuovi? Allora serve una somma pari a 190 milioni di euro per l’acquisto di nuovi treni: 40 milioni in autofinanziamento da parte di Trenitalia e due tranche rispettivamente di 50 e di 100 milioni di euro da parte della Regione. Il che è come dire ai pendolari: “Volete i treni nuovi? Pagateveli”. La notizia è su FSNews.it

Questi denari provengono dai seguenti atti del Governo regionale: Delibera_159_15 della Giunta Regionale che approva  lo schema dell’intesa nel giugno 2015 e ddg 3396 del 30_12_2015 approvazione contratto ponte   con Trenitalia S.p.A.. Leggendoli appare però chiaro che sono state impegnate somme per coprire un solo trimestre, ovvero 27,8 mln circa dei 111,5 mln dei complessivi costi di esercizio per un anno.

Le somme riguardanti l’acquisto dei nuovi treni provengono invece ovviamente dai fondi europei, PO FERS 2014-2020 in fase di approvazione, che rischiavano di perdersi. E’ cosi facendo,  ben 150 ml, vengono impegnati e salvati; anche se “volati” verso gli stabilimenti del nord, che fabbricano locomotori e vagoni (nell’intesa si parla del treno “Minuetto”).  Una bella commessa atta ad aumentare le produzioni e diminuire la disoccupazione del comparto nel nord del Paese.

In clima di fobia per “perdita dei fondi europei” si considera “inattaccabile” impegnare le somme per avere  treni che circolano, non ha importanza se sono nuovi o di seconda mano, se sono costruiti a Milano o in officine siciliane e tanto meno non ha importanza se vengono tolte risorse all’economia isolana per darli ai produttori di treni del nord. L’importante è fare, in fretta e furia, un contratto-ponte propedeutico a quello decennale e pazienza se non può essere concertato con i rappresentati dei pendolari e le organizzazioni di categoria.

Il sospetto di rapporti e scelte poco chiare non può che sorgere spontaneo in una terra nella quale confindustriali di lotta (antimafia di facciata) e di governo continuano ad avere un peso rilevantissimo. Quanto all’urgenza di spendere non ci si sorprenda, ci sono i precedenti. I tram di Palermo furono acquistati con analogo artificio 6 anni prima dell’entrata in servizio. 

Incuriosisce poi che altrove i contratti di servizio si presentano in formali conferenze stampa, in pompa magna, alla presenza dei massimi vertici istituzionali e invece in Sicilia si firma il contratto in modalità telematica. La modernità della nostra isola.

Fa un po’ specie anche leggere il comunicato stampa della stipula dell’omologo contratto per la Toscana, dove a carico di Trenitalia S.p.A. l’onere per i nuovi treni passa da 80 a 190 mln senza esborso regionale, tutto a carico dello Stato.

Sotto le feste nessuno voleva prendersi la briga di ascoltare chi i treni li usa e chi ci lavora. Sotto le feste di fine anno si può solamente firmare telematicamente e poi brindare al nuovo anno con un bel risultato per entrambi i soggetti: Il direttore regionale, “bravissimo”, ha salvato i fondi che stavano per essere perduti e magari gli spetterà anche un premio di produzione.  Mentre il direttore di Trenitalia avrà probabilmente una gratifica per avere abilmente “gabbato” la Regione Siciliana e portato a casa, a fronte di un investimento sul piano industriale di soli 40 mln,  un trasferimento di cassa di 223 mln  dal bilancio dello Stato e 150 mln di fondi europei siciliani.  Bravi tutti.

E solo dopo la firma, FS comunica che dal 13 giugno si potrà dire addio alla continuità territoriale. Per Messina e la Sicilia la dismissione di una nave su due e un esubero di ben 100 unità. Addio agli intercity, di giorno e pure a quello notturno. Per la Sicilia e i Siciliani non vi sarà altro che la presenza di due treni notturni e una nave che solcherà i mari per 18 volte per la spola di quel che resta.

Eppure è strano. Il contratto di servizio tra lo Stato e TreniItalia  sulle lunghe percorrenze prevede quasi 9 mld di risorse aggiuntive e risulta quindi ancora più incomprensibile la  riduzione del servizio a Messina. Bravi Tutti!!!

E i pendolari? Agli inascoltati comitati dei pendolari non resta che esprimere il loro disappunto e sorbirsi l’aumento delle tariffe. Il regalo per il nuovo anno è stato recapitato nelle tasche dei Siciliani; un bell’aumento delle tariffe del 7,7% .

Buon Viaggio e …buona fortuna a tutti i viaggiatori.

Parliamo di Riflessioni | 1 Commento »

Una risposta a “Storia di uno strano accordo tra il governo Crocetta e le ferrovie.”

  1. E’ evidente che l’Europa, il Commonwelt e gli USA non hanno alcuna intenzione di aiutare i siciliani!
    I siciliani devono fare da soli!
    Prendiamoci la Nostra Indipendenza in sospeso con lo statuto!
    produciamo di tutto e vendiamo di tutto a tutti!
    Che significa? Esempi:
    1) in agricoltura possiamo coltivare per esempio hascic mariuana ecc.. ecc..e venderlo a chiunque!
    2) diamo sgravi alle aziende che aprono stabilimenti in Sicilia e a chi fa ricerca di qualunque cosa compreso armi di qualunque genere e li vendiamo a chiunque!
    3) nel terziario diventiamo anche noi paradiso fiscale con il segreto bancario,
    4) nel settore sanitario anche da noi si può fare l’eutanasia e si producono farmaci con brevetto e senza brevetto a chiunque!
    Non so se mi sono spiegato!
    e così via per i vari settori economici!
    Sarà amorale ma visto che il mondo dice ai siciliani arrangiatevi Noi siciliani ci dobbiamo arrangiare! o emigriamo!

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